Si fa presto alle volte a dire che vince il più forte o il più bravo, è spesso una logica conseguenza, ma quando a vincere è Oscar Freire Gomez, beh ha vinto il migliore.
In quel nome si racchiude l’essenza del ciclismo moderno, molto naif e poco pioneristico, Freire è il classico soggetto che non si vorrebbe mai come avversario perchè non da certezze ne in un senso ne in un’altro, e spesso mi viene da credere non le abbia anche lui, semplicemente parte e poi si vedrà. In questo ricorda molto Bugno.
Pensare che uno scaricato dal suo vecchio team perchè dato per bollito e con 36 anni in groppa, si possa presentare a gennaio alla prima corsa della stagione, già in grado di vincere una gara world tour è una cosa poco pensabile, ma è questo il pezzo forte del tricampeon.
La cronaca vede il suo momento decisivo quando, Valverde attacca per rompere il gruppo, oltre che per allenarsi dopo il lungo stop, e lo fa con discreti risultati visto che restano in 50 davanti e i velocisti quelli veri rimangono dietro, giungendo a quasi 8 minuti.
Tra loro anche Manuel il quale non ha ancora il colpo di pedale giusto, ma con la San Remo che si correrà tra due mesi è logico sia così.
Finisce così con Freire che mette in fila Bennati e Cioleck. Mi spiace per Bennati che è sempre li in ogni situazione ma non ha quella brillantezza o forza necessaria per poi vincere, mi ricorda molto quelli che in classe alzano sempre la mano ma non vengono mai interpellati.
Domani penultima tappa ed arrivo in vetta ad una salita di pochi chilometri ma lunga quanto basta per non farci avere aspettative particolari. Torno domenica, domani il diario i Manuel ci basta.
Baci esco a fare due passi, Andrea.




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